DISAVVENTURE

Disavventura di viaggio: in ospedale per un orecchino

Diciamo la verità: in vacanza non va mai tutto liscio! A volte i viaggi iniziano male e poi ci sorprendono, altre sembrano un susseguirsi di sfortunati eventi. Nonostante ciò, è proprio la “disavventura di viaggio” a rendere il tutto più divertente e memorabile.

Voglio dire, probabilmente non ricorderemmo la nostra passeggiata a San Marco, se un piccione non avesse lasciato un segno del suo passaggio sulla nostra testa.

Così ho pensato, in questo momento in cui siamo chiusi a casa, di partire con la mente per un itinerario un po’ diverso. Un itinerario in cui tornerò nei luoghi che ho visitato, ma ricordando ciascuno tramite una disavventura di viaggio!

Disavventura di viaggio #1: finire in ospedale per un orecchino

Andiamo in Grecia, a Salonicco. In due mesi, una delle mie dovevo pur farla.

Così decido, grande momento di ribellione personale, di fare un piercing all’orecchio. Premetto che non sono mai stata molto fortunata con i piercing infatti, per non smentire la tradizione, una volta fatto il buco si richiude dopo qualche giorno.

Da cocciuta, non potevo arrendermi, quindi torno nello stesso negozio: questa volta non per uno, ma per fare tre buchi. Credetemi, la composizione dei tre orecchini era bellissima. Ma mi avvertono che uno di questi è in una posizione un po’ particolare, quindi potrebbe non cicatrizzare immediatamente.

Nessuna paura: ero determinata ad avere questi buchi alle orecchie, e li avrei avuti.

Ma dopo qualche giorno, il fastidio non termina… praticamente saltavo anche solo a poggiare la testa sul cuscino. Ma non volevo mollare!

E una mattina accade…

Mi sveglio, pronta per andare a lavoro, vado in bagno e mi specchio. Noto una cosa strana: l’orecchino incriminato, quello che avrebbe dovuto darmi problemi, era sparito dal mio orecchio. Inizio a cercare tra le coperte, certa di averlo perso lì, ma nessuna traccia. A quel punto, dato il particolare fastidio che sentivo all’orecchio, mi specchio nuovamente pregando che quello che penso non sia vero.

E invece lo è: il mio orecchio durante la notte si è gonfiato, tanto che il buco ha risucchiato l’orecchino.

Chi mi conosce, sa che sono assolutamente sensibile a questo tipo di situazioni, e che ho un principio di svenimento davanti tutto ciò che è sangue e infezioni. Quindi immaginatemi in quel momento.

Inizio così una complessa operazione chirurgica con l’aiuto di una pinzetta per sopracciglia e uno stuzzicadenti, che mi porta a cadere nel letto semisvenuta.

Ad operazione fatta e constatate le condizioni del mio orecchio, capisco che (forse) è meglio farsi vedere.

Ed inizia la mia vera disavventura di viaggio, o meglio, la mia epopea:
  1. Parto per l’ospedale più vicino a casa (a Salonicco ci sono moltissime sedi ospedaliere)
  2. Dopo 2 km a piedi, arrivo al desk informazioni dell’ospedale e mi dicono che quello non è il pronto soccorso
  3. Mi indirizzano verso un’altra sede
  4. Raggiungo la fermata del bus e ne prendo uno per la prima volta dal mio arrivo
  5. L’autobus inizia la scalata verso la città alta dove si trova l’ospedale, mentre io sono in completo affanno per la necessità di trovare un bagno (la mattina bevo molto tè)
  6. Arrivo in questo ospedale grandissimo (dove però nessuno sembra parlare inglese) e, dopo un giro quasi completo di tutta la struttura, trovo il pronto soccorso.

    Disavventura di Viaggio: alla scoperta del Papageorgiou Hospital

Alla fine, ad alleviare la disavventura di viaggio, è intervenuto il fascino del dottore che mi ha visitata.

Dopo dieci giorno di pillole e di pomata antibiotica, posso dire di avere ancora l’orecchio attaccato alla testa.

Ma magari la prossima volta, prima di forarmi l’orecchio, ci penso due volte.

 

 

… potete trovare il mio articolo anche qui, in questo interessante sito di viaggi!!

 

 

 

4 commenti

  • freddy

    Ciao Chiara, il racconto di questa tua disavventura di viaggio mi ha riportato con la memoria ai primissimi anni 80 quando, ancora bambino, viaggiavo insieme ai miei genitori che mi hanno letteralmente trasmesso come un imprinting l’amore per i viaggi e per un certo senso avventuroso per itinerari inconsueti.
    Ci trovavamo in Andalusia e mia madre era letteralmente conquistata dagli orecchini dell’artigianato locale, in particolare si innamorò di un paio che volle assolutamente acquistare nonostante all’epoca non avesse il classico forellino ai lobi. In Italia erano ancora in voga gli orecchini a pinza o meglio “a clips” che non richiedevano il foro, così mia madre provò a chiedere se fosse possibile sostituire la chiusura mettendo la pinzetta al posto del gancetto ma in Andalusia questa cosa sembrava una strana richiesta perché là tutte le donne avevano le orecchie forate fin dalla tenera età. Mia madre però non si perse d’animo e, testarda, riuscì a farsi indirizzare ad una “matrona” (una specie di ostetrica) che di solito i buchi li faceva alle orecchie delle bimbe, decisa a farsi forare i lobi. Mi ricordo la scena, ero rapito dal coraggio di mia mamma che si faceva bucare le orecchie in casa di questa anziana signora che utilizzò un ago scaldato sulla fiamma ed un pezzo di sughero messo dietro il lobo. Un po’ doloroso certo, ma mia madre era ben soddisfatta di aver raggiunto il suo scopo. Mio padre era divertito e scherzava su cosa non sarebbe disposta a fare una donna solo per vanità,
    Forse quei pendenti comprati da un artigiano locale non erano gli orecchini più indicati da mettere appena fatti i buchi, sta di fatto che l’infezione ad entrambi i lobi non tardò ad arrivare e mia madre passò il resto del viaggio a curarsi, naturalmente dopo aver tolto quegli orecchini per far rimarginare e guarire i due buchi. Nonostante tutto però mia madre non si scoraggiò e si fece rifare i buchi un paio d’anni dopo, questa volta con l’apposita “pistola” nella profumeria vicino a casa che nel frattempo aveva iniziato a fare anche questo servizio. Nel giro di pochi anni mia madre, che nel frattempo era diventata amica della proprietaria del negozio, si fece fare ben 8 buchi, quattro per ciascun lobo, che all’epoca era una cosa piuttosto originale specialmente su di una quarantenne. Tutti quegli orecchini, che ancor oggi ama abbinare, sono diventati un po’ il suo marchio, sono proprio parte di lei ed espressione di una personalità avventurosa ed anticonformista. Ma quel paio di pendenti comprati in Andalusia non li indossa più perché li ha poi regalati a mia moglie che, a sua volta, vedendoli se ne era innamorata e che li indossa spesso soprattutto nella bella stagione quando raccoglie i capelli.

    • Chiaradventure

      Buongiorno Freddy! Grazie mille del commento e di aver condiviso questa storia, mi fa davvero piacere!!
      Attraverso il tuo racconto, mi è sembrato proprio di vivere con voi quel momento, che per fortuna si è risolto bene!!
      Una buona giornata!

  • Chiaretta

    salve mia omonima, che bello questo tuo blog !
    il racconto della tua (dis)avventura a Salonicco e quello della mamma di Freddy in Andalusia mi han fatto ripensare al mio piercing all’ombelico fatto assieme ad altre due amiche a Dubrovnik in Croazia con cui intendevamo suggellare il termine della bellissima vacanza seguente alla nostra maturità che fu anche la prima vera vacanza libera ed autonoma della mia vita.
    l’esperienza con l’ago non la dimenticherò non solo perché era la mia prima (e unica) volta ed è stato spaventoso ed elettrizzante ma anche perche’…. di noi tre ragazze dal pancino appena bucato l’unico piercing che fini’ per infettarsi fu il mio, fortunella che sono !
    il progetto era di tenerlo segreto senza dir niente alla famiglia ma al rientro non ho potuto nascondere la brutta infezione e ti puoi immaginare le tragedie che mi fece mia madre che mi vedeva come una ragazzina irresponsabile e dedita a inconcepibili pratiche di stampo tribale !
    come conseguenza non mi sono più bucata niente e non ho neanche i normalissimi buchi per orecchini ai lobi che avrei dovuto fare assieme a mia figlia ad inizio aprile perche’ glieli avevo promessi per i suoi 8 anni e mi sembrava bello coglier l’occasione di condividere l’esperienza dei nostri “primi” buchi con lei….. poi è arrivato il Coronavirus così chissa’ ancora per quanto i nostri lobi resteranno intonsi e…. liberi da possibili infezioni?

    baci dalle Marche

    • Chiaradventure

      Ciao Chiara!!
      Grazie di avermi raccontato la tua storia!! Sono contenta che il blog ti piaccia!
      Che esperienza, la tua!! Sono sicura che, alla fine di questo periodo, potrai condividere senza complicazioni questa esperienza con la tua bimba.
      Sarà anche un modo per esorcizzare la paura 😀

      Un bacione!

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