DISAVVENTURE

Disavventure di viaggio: una sconosciuta nella doccia

Diciamo la verità: in vacanza non va mai tutto liscio. Ma a volte sono proprio le “disavventure di viaggio” a rendere tutto più divertente e memorabile.

E’ per questo che ho iniziato a raccontare i miei viaggi attraverso le disavventure e i “fun facts” che mi sono capitati!

Raccontare la prima disavventura è stato semplice: non è successa molto tempo fa!

Per questa seconda disavventura, però, il compito sarà più arduo: devo fare un salto nel 2016! Come mai ripescare un episodio di quattro anni fa? Perché, credetemi, è forse uno dei più strani che mi sia mai capitato!

Disavventure di viaggio. #2: quando ti trovi una sconosciuta nella doccia

Corre l’anno 2016, ho 20 anni. Mio fratello ne ha 13 e decido, in occasione della Cresima, di regalargli un week end da soli a Genova. Sono elettrizzata: per la prima volta in viaggio da soli! Organizzo tutto nel dettaglio: i biglietti del treno, quelli dell’acquario, un appartamento su Booking tutto per noi.

Appena arrivati a Genova, sembra un sogno: non solo la città supera le nostre aspettative, ma riusciamo persino ad andare d’accordo per più di 10 minuti. La vacanza non può che andare bene!

-le ultime parole famose- cit.

Ad accoglierci in appartamento, troviamo una signora sui 60 anni. Una tipa giovanile, esuberante, sportiva. Capelli grigi e mossi, corti al punto giusto. La definirei “molto smart”.

Ci mostra con gentilezza come muoverci in città e dove lasciare le chiavi alla fine del soggiorno. Lei vive fuori Genova, quindi non sarà presente alla nostra partenza…

Il week end trascorre tra un piatto di trofie al pesto, una visita all’acquario e un bel po’ di pioggia. Poi arriva l’ultimo giorno.

La mattina della partenza, lascio mio fratello in appartamento ad impacchettare le ultime cose, mentre vado a comprare qualche souvenir.

Da qui, inizia una delle esperienze più surreali di tutte le varie disavventure di viaggio.

Fatto l’acquisto, verso le 11, torno per finire le ultime cose e per caricare il cellulare, dove ho i biglietti per tornare. Dobbiamo lasciare l’appartamento alle 14 ma tanto, anche se tardiamo, non c’è nessuno a controllare.

Suono al citofono dalla strada, ma non mi risponde nessuno. Dopo qualche tentativo, il portone si apre senza che mio fratello chieda “chi è”.

Arrabbiata per la sua imprudenza, entro in appartamento pronta per sgridarlo. Ma, invece di trovare mio fratello intento a giocare al Nintendo, lo trovo seduto su uno sgabello in un angolo con gli occhi spalancati, scioccato, muto, vestito con cappello e cappotto come se dovesse scappare di casa da un momento all’altro.

Non faccio in tempo a chiedere cos’è successo, che inizia a squillare un cellulare che non è il mio.

Mio fratello mi guarda e dice: “Chiara, c’è la padrona dell’appartamento in doccia“. Io gelata sul posto.

Ci guardiamo spaesati, non sappiamo né cosa dire né cosa fare con il cellulare della “signora molto smart” che continua a squillare nel suo cappotto.

Improvvisamente si apre la porta del bagno. Esce la donna, la padrona di casa, con un mini asciugamano avvolto intorno, che la copre meno di quanto un qualsiasi asciugamano dovrebbe coprire.

Lei inizialmente mi saluta disinvolta. Poi, appena sente l’ultimo trillo del suo cellulare, inizia ad inveirci contro imprecando perché non l’abbiamo avvertita della telefonata!

(calmi tutti: avrei dovuto entrare in bagno con lei, per passarle il SUO cellulare mentre era a fare la doccia in una casa ancora tecnicamente mia, in cui lei si era introdotta abusivamente?! …haha, anche no.)

Da qui inizia una serie di eventi che faccio ancora fatica a realizzare…

In un lampo di lucidità, si rende conto della rabbia fuori luogo e cambia espressione. Inizia a raccontarci di un appuntamento che avrebbe avuto a Genova la sera stessa. Ah.

Nel mentre, inizia a svestirsi e rivestirsi in vista dell’incontro nella nostra stessa stanza. Sì, intimo compreso.

In tutto questo io e mio fratello, immobili, contiamo i secondi che il mio cellulare impiega a riprendere vita per portarci alla stazione.

Non appena lo schermo dà qualche segno, scappiamo con una velocità mai raggiunta prima.

Almeno, grazie alla fuga presa, non rischiamo di perdere il bus.

 

 

 

 

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *